Voci dell’Umbria
Un CD da cantare prima ancora che da ascoltare
Ci sono progetti che nascono in studio di registrazione e altri che nascono molto prima, tra archivi, manoscritti, annotazioni a margine e fogli ingialliti dal tempo. Voci dell’Umbria – I canti ritrovati appartiene decisamente alla seconda categoria. È il risultato di un percorso lungo, paziente, fatto di ricerca, rilettura e ricostruzione di un repertorio che rischiava di restare silenzioso.
Antonio Bartolini, compositore perugino nato nel 1892, non fu soltanto un musicista di formazione accademica. Negli anni Trenta si dedicò con grande serietà alla raccolta e alla rielaborazione di canti della sua terra. Non si trattò di una semplice operazione di trascrizione: Bartolini intervenne con intelligenza musicale, creando armonizzazioni e strutture capaci di portare quei canti fuori dal contesto puramente orale e dentro una dimensione corale consapevole. La sua non è stata un’operazione etnomusicologica, non un lavoro sistematico, sembra però che abbia voluto tracciare una mappa sonora dell’Umbria, dando voce a ogni angolo della provincia di Perugia, da Norcia a Todi, fino a Gubbio ed Assisi. A condurre la ricerca è stato Vladimiro Vagnetti seguendo la pista di un elenco manoscritto di 10 titoli, per la maggior parte sconosciuti e giungendo a sfogliare tutto l’archivio del compositore, morto nel 1973, confrontando i brani trovati con quelli presenti negli archivi di cori storici della regione i cui fondatori ebbero contatti diretti con Bartolini.

Il progetto editoriale e discografico che oggi restituisce queste pagine non si limita a pubblicare delle partiture: ricostruisce un intero percorso creativo. Il volume che accompagna il CD mostra le diverse versioni, le varianti, le stratificazioni nel tempo, permettendo di seguire l’evoluzione del pensiero musicale di Bartolini. Si scopre così un compositore che non lavorava in modo definitivo, ma che tornava sui brani, li adattava, li rifiniva, li ripensava in funzione delle forze vocali e strumentali disponibili. Il CD inciso dal Libercantus Ensemble rappresenta il momento in cui questo lavoro torna a farsi suono. L’ascolto restituisce una sorprendente varietà di atmosfere: dalle ninne nanne ai canti rituali, dagli stornelli legati al lavoro nei campi ai brani di carattere amoroso, fino alle danze popolari e alle pagine più narrative. Non c’è un’idea folkloristica o decorativa: la scrittura mantiene equilibrio e misura, lasciando che la coralità sia sempre al centro.

Particolarmente significativa è la cura per la prassi esecutiva. I brani a cappella mettono in luce la chiarezza dell’impianto armonico e la naturalezza della linea melodica; quelli con accompagnamento strumentale ricreano una dimensione sonora viva, in cui pianoforte, fisarmonica, organetto, fiati e percussioni dialogano con le voci senza sovrapporsi. È evidente come Bartolini concepisse la musica come qualcosa di flessibile, capace di adattarsi al contesto, ma sempre rispettosa del carattere originario dei canti. Tra i momenti più vivaci spicca Menchino arconta la storia de San Costanzo de l’Occhiolino, pagina ironica e teatrale che unisce dialetto perugino, narrazione e scrittura musicale con una leggerezza sorprendente. È un esempio di come questo repertorio non sia solo memoria, ma anche gioco, ritmo, racconto.
Quello che emerge con chiarezza, lungo tutto il percorso, è la coerenza dell’operazione culturale: riportare alla comunità corale un patrimonio che appartiene alla storia di un territorio, ma che parla un linguaggio universale. Bartolini non si limita a documentare; costruisce un repertorio che può essere cantato oggi, con naturalezza, senza bisogno di mediazioni artificiali.
Il libro e il CD, insieme, non rappresentano soltanto una riscoperta musicologica. Sono il segno concreto di come la tradizione possa essere restituita nella sua forma più autentica: attraverso la voce.









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