«Il mio bisnonno cantò per Verdi»: quella rivelazione sussurrata sul palco dello Scavolini
Far parte del Coro Regionale Arcom per il Requiem di Verdi con la FORM è un’esperienza straordinaria. È molto più che essere ‘una voce nel coro’: è sentirsi parte di un’onda sonora capace di travolgere il pubblico. Ma, come sempre nelle iniziative proposte ARCOM, significa soprattutto incontrare persone che condividono lo stesso amore e la stessa passione.
In questa produzione ho avuto il piacere di cantare accanto a Elena Solari, anche lei contralto nel Coro 2, sul lato destro del palco.

La sera della prima all’Auditorium Scavolini di Pesaro, mentre ascoltavamo la splendida voce del tenore solista Davide Giusti durante la prova di assestamento, Elena mi ha sussurrato una cosa incredibile: «Lo sai che il mio bisnonno, Giuseppe Capponi, fu proprio il tenore scelto da Giuseppe Verdi per la prima esecuzione del Requiem a Milano?».
Elena non poteva immaginare di essere capitata proprio accanto ad una come me, una vera “cacciatrice” di storie. Mentre l’Auditorium Scavolini si riempiva di spettatori per la prima, ho approfittato di ogni istante della pausa per interrogarla su Giuseppe Capponi, impaziente di scoprire ogni dettaglio su questo suo incredibile antenato.

Chi era Giuseppe Capponi?
«Giuseppe Capponi era il padre di mia nonna Ines. Lei sposò Ferdinando Solari, dalla cui unione nacque mio padre e, in seguito, io.»
Raccontami la sua storia…
«Giuseppe Capponi era nato a Cantiano (Pesaro) nel 1832 in una famiglia poverissima, ma aveva un dono: una voce di tenore fuori dal comune. Iniziò la sua carriera nel coro della Santa Casa di Loreto per poi approdare a Roma come comprimario al Teatro Valle a 26 anni.
Il vero debutto avvenne a Pesaro (Teatro Rossini) come Pollione nella Norma. La potenza della sua voce era tale che si diceva il teatro faticasse a contenerne l’impatto sonoro. In breve tempo conquistò i più grandi teatri: Lisbona, Genova, San Pietroburgo, la Scala di Milano e il Regio di Torino.
Nel 1869 fu scelto per onorare la memoria di Rossini a Pesaro, cantando nello Stabat Mater.
Nel 1871, Verdi lo scelse personalmente per il ruolo di Radamès nella “prima” milanese dell’Aida. Purtroppo, un’improvvisa indisposizione gli impedì di partecipare al debutto alla Scala, pur cantando l’opera con successo in altre città.

La sua vera consacrazione arrivò il 22 maggio 1874, quando Giuseppe Verdi lo volle come primo interprete assoluto della sua Messa di Requiem nella Chiesa di San Marco a Milano. Accanto a lui cantarono stelle del calibro di Teresa Stolz (soprano), Maria Waldmann (mezzosoprano) e il basso Ormondo Maini.

Sotto la direzione dello stesso Verdi, un’imponente orchestra di cento professori e un coro di cento voci diedero vita a un debutto leggendario. Il successo fu tale che, solo tre giorni dopo, lo spettacolo venne replicato con lo stesso cast al Teatro alla Scala, consacrando definitivamente Capponi tra i grandi della storia del canto.

Capponi si distinse nel repertorio del grand-opéra (Meyerbeer, Halévy) grazie a una sensibilità interpretativa fuori dal comune. Morì prematuramente a soli 57 anni nel 1889, dopo aver trascorso gli ultimi anni di vita con la sua famiglia nel bellissimo Palazzo Capponi a Loreto.
Io sono cresciuta nella sua casa a Loreto, tra i suoi spartiti e i costumi di scena, circondata da un ricordo affettuoso e vivo.»

La musica quindi è sempre stata nel tuo DNA…
«Assolutamente sì. Mio padre era un grande appassionato e mia madre una pianista e dotata soprano; con loro ho iniziato a frequentare i concerti fin da piccolissima, imparando a rispettare la sacralità della musica e dei suoi interpreti.»
Raccontami il tuo percorso musicale…
«Ho iniziato a studiare a 8 anni, diplomandomi in teoria e solfeggio e nel quinto anno di pianoforte in Conservatorio. Dopo la maturità scientifica, la musica è diventata la mia missione: ho insegnato educazione musicale nelle scuole medie tra Loreto, Sirolo e la Vallesina (Monte Roberto, Maiolati Spontini e Moie). Oggi la mia passione continua nel canto con il Coro femminile di Ostra del M° Paolo Pucci, con Musiarte a Senigallia e studiando Musica Antica a Pesaro con il M° Pamela Lucciarini.»
La pausa è finita. Le luci della sala si spengono, gli orchestrali e i coristi prendono il loro posto sul palco. Ci accingiamo a cantare il Requiem.
Elena è emozionatissima e, lo confesso, anch’io lo sono: cantare oggi quest’opera sapendo che, a pochi centimetri da me, c’è il sangue di chi l’ha tenuta a battesimo sotto lo sguardo di Verdi, rende ogni nota ancora più potente.
Siamo pronti. Maestro Benzi, a lei.




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