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Traguardo di note: 25 anni di storia, amicizia e dedizione

Traguardo di note: 25 anni di storia, amicizia e dedizione

La Corale Antonio Bizzarri di Civitanova Marche festeggia i venticinque anni di un bellissimo cammino, iniziato la notte del 24 dicembre del 2000 e in occasione di questo importante anniversario, ha programmato un anno con appuntamenti di particolare rilievo, concepiti come momenti celebrativi capaci di coniugare la musica con la dimensione culturale, sociale e territoriale. Il primo appuntamento si è svolto sabato 23 maggio 2026, presso la Chiesa di S. Maria Ausiliatrice, nell’ambito delle celebrazioni del mese mariano. Il concerto ha visto la partecipazione del coro nell’esecuzione del Magnificat RV610 e CREDO RV591 di Antonio Vivaldi, per soli, coro e orchestra e ha rappresentato un importante momento di condivisione con la cittadinanza, unendo il valore artistico della proposta musicale a quello spirituale e aggregativo della ricorrenza.

A Civitanova la sera del 23 maggio era tersa, appena fresca e, fuori la chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, si stava bene poggiati ai muri ancora caldi di sole, gli orchestrali erano in prova, poi sarebbe stata la volta di noi del coro.

Ci si riconosce quel po’ d’emozione trattenuta che prende prima del concerto: si parla, si scherza come qualsiasi gruppo di gente, ma nel segreto silenzio d’ogni mente la parte scorre di battuta in battuta e i suoni si seguono senza che nessuno possa udirli. Terminata la messa pomeridiana bisognava apprestare la navata agli strumenti e a noi: spostiamo i banchi con cura, cerchiamo lo spazio adatto alla disposizione di orchestra e coro presso l’altare col naturale rispetto per il luogo e per la Musica.

Pochi aggiustamenti e ci siamo.

Il primo violino accorda gli archi che si cercano rapidi: è il breve istante d’incanto della Musica prima della Musica, la soglia del mondo che ci ha chiamato ancora bambini senza che chiedessimo dove si andava e che abbiamo continuato a seguire, ognuno per il suo sentiero, fino ad essere davanti al maestro che solleva le braccia nell’attacco. In un cantuccio d’ombra, discosto e silenzioso, Vivaldi aspetta anche lui l’inizio, vuole ascoltare ancora una volta nell’aria quello che, per primo, s’era sentito dentro. Col nostro direttore s’incontravano ormai ogni giorno e da mesi, nota per nota e parola per parola di quei Credo e Magnificat: i suoni da soli non bastano, ci vuole anima per fare musica, e per cantare non basta sapere le note, bisogna entrare nelle parole da cui sono sgorgate le note e, nel canto, restituirne il senso che può essere comunicato solo col canto. Il maestro del coro accorda le anime, le anime i corpi che respirano insieme, e i corpi si fanno Musica.

Tutti i corpi, intendo: i nostri, quelli degli spettatori, dei passerotti addormentati sui rami, dei grilli nei campi intorno, delle foglie di primavera che profumano di verde nuovo anche di notte. La notte del 23 maggio, terminato il concerto, abbiamo rimesso i banchi della chiesa dov’erano prima, gli orchestrali hanno riposto gli strumenti e tutti siamo usciti risuonando con l’anima di Antonio incarnata ancora una volta tramite noi e libera dalla storia.

Un’altra volta, l’altra notte, siamo stati Musica.

Ubaldo

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